Sergio Benedetto Sabetta
Nel racconto
pedagogico gli elementi sono : il mito, la predestinazione e il trauma.
Il mito
modifica la Storia, riscrivendola sino a trasformare una sconfitta in vittoria,
nella predestinazione ogni evento è letto come indicazione di un radioso
futuro, il trauma è l’elemento che spinge a riformare una mancanza per
recuperare il collegamento all’eterna grandezza. Per cambiare il racconto
pedagogico indirizzandolo verso un senso imperiale bisogna quindi agire sulla
Storia e sulla necessaria crescita demografica, superando il puro
individualismo in funzione della collettività.
Nelle
diverse letture possibili, ad esempio, il concetto stesso di rivoluzione viene
a modificarsi tra Europa e Cina, mentre nella prima è intesa quale cambiamento
istituzionale, nella seconda significa passaggio del mandato celeste da una
vecchia ad una nuova realtà.
Attualmente
l’Europa è sostanzialmente divisa tra Oriente e Occidente, dove l’Oriente è in
fase risorgimentale con nuovi progetti, ma per loro la Russia non è Europa
essendo una landa barbarica, mentre la stessa Germania risulta divisa tra
Oriente e Occidente sul confine dell’Elba.
I regimi
sono fatti dai popoli e nel cambiamento del racconto occorre sempre almeno il
tempo di una generazione, attualmente
negli USA vi è un problema di identità che nello scontro tra le opposte
correnti ideologiche provoca una tribalizzazione che rischia di minare la
credibilità imperiale, facendo venire meno la coerenza del racconto, uno scontro
che si è esteso anche alle più prestigiose istituzioni culturali.
Contro le
politiche di diversità appoggiate dai democratici si sono schierate la Corte
Suprema, Venti Stati Repubblicani ed il Clermont Institute, uno scontro che ha
travolto le direzione delle stesse Accademie rompendo la fiducia nella
popolazione americana sulle loro istituzioni culturali. Questo ha provocato una
progressiva perdita del pensiero critico a seguito del venire meno della
capacità di analisi critica, in un appiattimento progettuale della politica
internazionale, problematiche che tendono ad allargarsi all’Europa.
Gli USA dopo
la vittoria nella Guerra Fredda, negli anni ’90 e i primi del 2000 hanno
creduto possibile estendere il loro modello culturale a tutto il globo, partendo
dall’errato presupposto che tutti desiderassero adottarlo, con le guerre in
Afghanistan, Iraq e Siria vi è stato il crollo del mito, l’impossibilità di
controllare il mondo nell’eccesso di una sovra estensione, conseguenza del
venire meno del nemico storico rappresentato dall’URSS che disciplinava
l’impero americano ponendo de limiti.
Già nell’età
romana si era posto il problema dei limiti nell’estensione territoriale
dell’Impero, in Germania raggiunto l’Elba in età augustea, con puntate fino
alla Vistola, nonostante il ritorno offensivo romano dopo la disfatta di
Teotoburgo si era preferito ripiegare sul Reno mantenendo una serie di
avamposti e alleanze con tribù germaniche oltre il Reno, identica situazione in
Oriente dove nonostante l’avanzata di Traiano oltre l’Eufrate si preferì
ripiegare con Adriano in Siria, così anche in Scozia nonostante la vittoriosa
avanzata di Settimio Severo, come in Boemia contro i Marcomanni con la campagna
di Marco Aurelio.
Se negli USA
si lotta per determinare l’identità, questo ha anche comportato un
rallentamento nella mobilità interna creando due blocchi contrapposti statuali,
venendo anche meno la spinta missionaria religiosa universale propria degli
USA, ormai solo il 47% degli americani è credente.
Nella crisi
americana interna si sono innestate in ambito internazionale una serie di crisi
anche belliche per riempire i vuoti creati dal ritiro USA, da questo la loro
richiesta agli alleati, in primis all’Europa, di riarmarsi partecipando allo
sforzo sia produttivo che finanziario, anche attraverso i dazi quale tributo,
richiamo al tributum romano, tassa applicata ai clientes prima di una grande
guerra, rompendo il racconto pedagogico economicista della fine della Storia.
L’Europa in
tale frangente risulta essere divisa e ondivaga, quale mosaico di popoli,
divenendo semplice spettatrice, l’interesse degli USA è peraltro incentrato in
particolare sulla parte orientale dell’Europa a contatto con la Russia, in
quest’ambito emerge la Polonia, mentre Francia, Germania e Italia rimangono in
ombra, riducendosi prevalentemente all’aspetto finanziario e produttivo.
Uscendo
l’Italia dall’aspetto esclusivamente economicista e rientrando nella Storia in
particolare dovrebbe concentrare l’attenzione su tre porte di accesso piuttosto
sensibili, Trieste per i Balcani, Taranto per il Mediterraneo orientale e
Augusta per il canale di Sicilia.
BIBLIOGRAFIA
·
AA.VV.
, Mal d’America Limes, 5/2024;
·
AA.VV.,
America contro Europa, Limes, 3/2025
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