Europa

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Metodo di Ricerca ed analisi adottato

Medoto di ricerca ed analisi adottato
Vds post in data 30 dicembre 2009 sul blog www.coltrinariatlanteamerica seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al citato blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

venerdì 30 giugno 2023

La Cina alla conquista dell'Europa


 Tema di tesi. Il rapporto Tra Cina ed Europa. Alla luce della Guerra in Ucraina sarebbe opportuno considerare la Cina non più un leale ed accettabile competitore commerciale, in un clima di liberi scambi, ma una nazione basata sul dispositivo, a potere unico centralizzato che dopo aver applicato il colonialismo su vasta scala un Africa ha iniziato la marcia verso la conquista dei mercati europei  a premessa di fare pressioni per agevolare la presa di potere di elementi dittatoriali che  poi siano in grado di cancellare ogni sorta di Diritto. Per la Cina i Diritti Umani , la libertà e la possibilita di essere democratica rappresenta il più grave pericolo per la sua struttura statuale: Se applicati sarebbe minare la tutta l'architettura Cinese dello Stato e del Potere.

(Tema di tesi di Laurea. Aggiornamento Sinossi)

martedì 20 giugno 2023

Europa. I sistemi dispotiche anche all'origine delle correnti migratorie

 Gli accordi recenti con la Tunisia, mentre si consuma un'altra tragedia in tema di immigrazione, pone sempre più al centro della politica europea il tema della migrazione. Un dato occorre sottolineare. Chiedersi perche l'Europa è oggetto e miraggio di tante popolazioni africane medio orientali e asiatiche. La questione che siano i conflitti in corso a determinare i flussi migratori è plausibile, ma forse occorre mettere sotto la lente anche i sistemi dittatoriali, dispostici e antiumani di tantissimi stati che rendono la vita di ogni singolo individuo veramente invivibile.  L'Afganistan è un esempio. Concetti medioevali, interpretazioni religiose  che risalgono al Medio Evo europeo, vedi il rapporto e lo status della Donna, fanno si che, attraverso i mezzi come internet ed altri si generi il desiderio di sottrarsi a questi sistemi che sono nella sostanza il dispotico predominio di pochi sui molti. L'Europa deve avere il coraggio di proclamare tutto questo al fine anche di compensare e spuntare ogni arma in mano a queste minoranze dispotiche che l'accusano di ogni male nelle società africane, medioorientali e asiatiche (vedi colonialismo ed altro).

(Temi di tesi di Laurea. Aggiornamento Sinossi) Giugno 2023

sabato 10 giugno 2023

L'U.E. nella transizione globale

 


Sergio  Benedetto  Sabetta

 

               Nel pensiero unico dell’economia di mercato affermatosi con il crollo della Cortina di ferro, in cui non vi è la necessità di accordi, secondo l’insegnamento di Keynes, per evitare i “fallimenti” di mercato già verificatosi varie volte nella storia, il libero mercato diventa uno “stato di natura” di cui la governance democratica è una semplice sovrastruttura politica.

               Viene meno la necessità di trattati sistemici tra sfere di influenza, essendo i meccanismi dell’economia di mercato sufficienti a tenere insieme le singole nazioni, anzi a spingerle progressivamente verso modelli di governance democratici nella prospettiva di una ineluttabile prosperità comune.

               Una visione talmente radicata che nemmeno la grave crisi del 2008, richiamando la crisi del 1929 foriera degli sconvolgimenti degli anni trenta del ‘900, ha scalfito nonostante il suo allargarsi nel decennio successivo con gli attacchi speculativi e l’Italia nel 2011, fino a Portogallo e Irlanda (PIGS).

               La risposta dell’U. E. è la “politica dell’austerità” ispirata dalla Troika, intesa a stabilizzare l’Euro senza dovere coinvolgere di Stati dai conti pubblici privi di disavanzo, si evita così di condividere il debito, solo l’intervento massiccio della BCE di Draghi stabilizza il sistema Euro che altrimenti rischierebbe di essere travolto.

               L’interpretazione della crisi finanziaria come mero rischio redistributivo persiste per un decennio, fino alle crisi della pandemia e della guerra in Ucraina, quando viene varato per gli anni 2021-2027 il PNRR nel quale vie è una visione unitaria dell’economia europea  e del suo rilancio attraverso una condivisione unitaria del debito.

               A livello globale si assiste ad un cambiamento del modello concorrenziale dell’ultimo trentennio, con un rimpatrio in Occidente dei processi di produzione riguardanti le attività strategiche, quali i sistemi di difesa e sicurezza, mentre la Cina, visto il blocco sulla “via della seta”, cerca di sviluppare nuovi mercati in Asia e Africa.

               Se gli USA, possedendo un sicuro approvvigionamento a bassi costi di materie prime ed energia, puntano alle produzioni innovative e a costi contenuti, l’Europa viene a trovarsi priva di una visione geo-strategica da affiancarsi necessariamente a quella geo-economica, non avendo una sufficienza né energetica né sulle materie prime.

               L’attentato del 2001 alle Torri Gemelle equivale alle crisi del 2020 e 2022 che modificano  i paradigmi strategici ed economici in Europa,  già modificati implicitamente dall’allargamento ad Est tra il 2004 e il 2007 di cui premessa ne è stato il Trattato di Nizza anch’esso del 2001, ne è dimostrazione il “Trimarium” e la crescente importanza di Varsavia per gli USA nello scacchiere europeo (AA.VV., La Polonia Imperiale, Limes, 2/2023).

               Nel constatare che il libero mercato non assicura di per sé la democrazia viene meno l’illusione illuministica della pace universale, fondata sul calcolo razionale delle pure convenienze economiche, riemerge pertanto il “sovranismo razionalistico” quale interesse del particolare contrapposto all’universale.

               La crisi di questo triennio, 2020-2021, e la volontà in Europa di rilanciare l’economia sulla riconversione delle attività in green, viene a scontrarsi su problematiche che rischiano di trasformare la Next Generation EU in un catalogo di buone intenzioni.

               Si deve considerare che la Cina è passata da una riserva e capacità di produzione di “terre rare” dal 70% al 90% delle quote di mercato, es. i pannelli solari e le batterie elettriche, inoltre alla fine del 2021 ha provveduto alla statalizzazione di tutto il settore con la creazione del colosso “China Rare Earth Group” (Il Sole 24 Ore Plus 24 del 13/8/22 e il Corriere della Sera del 30/6/22: “ La Cina è la signora dei pannelli solari: all’Italia serve una filiera”).

               Attualmente la Cina ha il 67% di produzione di germanio e il 61% di silicio metallico, nonché il 79% del mercato dei pannelli solari, anche attraverso accordi economici e strategici con numerosi paesi forniti di disponibilità delle risorse minerarie e dei suoi bassi costi di produzione pianificati.

               Si passa, quindi, da una dipendenza del gas russo ad una dipendenza tecnologica dal colosso cinese, nella mancanza di una visione unitaria tra geo-economia e geo-strategia, dove nello sviluppare una economia sostenibile non si considerano i 17 minerali strategici necessari, né, è stato da più parti giustamente osservato, l’abbattimento dell’inquinamento non può concentrarsi solo in Europa, per il suo peso totale di circa il 9% in ambito mondiale, né troppo velocemente per non finire in una dipendenza strategica.

               Vi è inoltre una mancanza di chiarezza, cercando di sostituire il recupero della crescente energia elettrica necessaria con il ricorso al nucleare, o il voler applicare lo stesso modello in contesti diversi, basti pensare alle recenti problematiche edilizie sia in termini di costi che di qualità dei materiali (La droga Superbonus. Un’ overdose di edilizia da cui bisogna uscire, in La Repubblica 27/2/23), né si è fatta chiarezza, nel rapporto inquinante tra auto, navi e trasporto aereo, forse per salvare importanti settori economici.

               Le crisi degli ultimi tre anni hanno inoltre evidenziato l’abuso del debito pubblico e privato, circostanza che indebolisce ulteriormente il modello economico attuale.

               Il venir meno del sistema di Bretton Woods nel 1971 ha aperto le porte all’inventiva finanziaria ed alla conseguente speculazione, deresponsabilizzando gli Stati sulla propria moneta e sulla sua suo stabilità, venendo meno il rapporto tra economia e finanza, fino a raggiungere un ammontare ad oggi di 300 mila miliardi di dollari, pari al 360% del PIL mondiale.

               Questo ha favorito la “trappola della liquidità”, disincentivando gli investimenti a lungo termine e i conseguenti rischi, necessari negli investimenti sui cambiamenti attuali, ma anche ponendo una debolezza verso i Super Stati con surplus economico (Il fallimento del sistema finanziario mondiale, in La Guerra Grande, Limes, 7/2022).

 

mercoledì 31 maggio 2023

Il Problematico sistema della U.E.

 


 

Tra collaborazione e diffidenza

 

 

Sergio Benedetto Sabetta

 

 

 

          La Comunità Europea all’art. G del trattato di Maastricht sancisce la sua definitiva trasformazione dai rapporti strettamente economici in una struttura a vocazione generale, dove all’unione economica e monetaria si affiancano obiettivi politici e sociali, quali l’occupazione e i diritti dei cittadini, la politica estera e di sicurezza comune, la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (Trattato di Amsterdam).

Resta tuttavia una entità di incerta definizione ben lontana da una unione di tipo federale, in cui convivono organi parlamentari, Corte di Giustizia e un Consiglio Europeo assomigliante ad una conferenza internazionale, la vocazione generale non può pertanto trasformarsi in competenza generale, considerando il principio delle competenze di attribuzione per cui i poteri di azione della Comunità devono ridursi ai soli previsti dal trattato C.E.

          Si tratta di un sistema di poteri a carattere tassativamente chiuso, dove ogni potere a pena di invalidità deve indicare la propria base giuridica, solo nell’ipotesi di cui all’art. 308 C.E. “il Consiglio, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione e dopo aver consultato il Parlamento europeo, prende le disposizioni del caso” (teoria dei poteri impliciti).

Il ricorso a tale teoria ha comportato un grosso fenomeno di “auto espansione” delle competenze comunitarie (sent. 12/7/1973, c. 8/73, Massey-Ferguson), circostanza che ha provocato una reazione di alcuni Stati membri per cui è stato introdotto il principio generale di sussidiarietà in materia di competenze (Trattato di Maastricht), nella difficoltà della distinzione tra competenze esclusive e quelle concorrenti si è introdotto con il trattato di Amsterdam i principi di sussidiarietà e di proporzionalità in rapporto alla dimensione o agli effetti dell’azione da intraprendere.

          La matrice internazionalista della C.E. si rileva dalla mancanza della divisione dei poteri propria degli Stati di origine liberale, vi è infatti nell’organizzazione comunitaria la compartecipazione di più organi all’esercizio della medesima funzione al fine della tutela dei vari interessi degli Stati rappresentati, essendo inoltre priva di un proprio apparato amministrativo diffuso sul territorio deve avvalersi delle amministrazioni degli Stati membri, nasce l’esigenza di affermare il principio di una leale cooperazione tra la Comunità e gli Stati membri.

Un principio su cui la Corte di Giustizia nel valorizzarlo ha fondato una obbligazione risarcitoria a carico degli stessi Stati membri per i danni causati ai singoli dalla inattuazione delle disposizioni comunitarie (sent. 19/11/1991, c. 6 e 9/90, Francivigh), inoltre ha riaffermato l’obbligo per tutte le autorità degli Stati membri di garantire il rispetto delle norme comunitarie nell’ambito della propria competenza (Sent. 12/7/1990, c. 81/88, Germania c/o Commissione).

          Il sistema così delineato fa emergere chiaramente le difficoltà di rapporti tra una C.E. insicura, nata per fini economici di reciproca assicurazione nel tentativo di evitare futuri conflitti, e il sogno derivante da una necessità storica di costituire un organismo dalle competenze più generali, che possa porsi in termini paritari tra le nuove potenze extraeuropee.

Una organizzazione che viene tuttavia a scontrarsi con strutture statali ben più vecchie e consolidate, portatrici di proprie tradizioni, culture e storie frequentemente conflittuali in un rapporto di alternanza tra supremazia e vassallaggio, di rivolte e sanguinose repressioni, dove i sorrisi nascondono profonde differenze, difetti e pregi, ma anche reciproci sospetti, come evidenziato anche recentemente con i provvedimenti post - pandemia e sulla protezione ambientale dove necessità e visioni diverse si sono manifestate tra mondo mediterraneo e nordico.

          L’accelerazione dinamica che si è voluti imprimere comporta automaticamente una alta frequenza di attriti e conflitti a tutti i livelli di un equilibrio sistemico complesso, vi è un ondeggiare continuo tra accentramento e riaffermazione di autonomie che si traducono paradossalmente in ulteriori frammentazioni, come il nazionalismo ottocentesco di riunificazione si è trasformato in una deriva di divisioni rendendo ulteriormente complesso il quadro istituzionale, trasformando la Comunità in un contenitore poliedrico di sogni, speranze, diffidenze e rancori.

Gli Stati moderni nati come Nazioni diventano semplici contenitori di sub-sistemi nazionali, territori minori contenenti altre nazioni con proprie culture e reti autoriproducentesi, il cui tessuto di unione è formato dal minimo comune denominatore di una burocrazia accentrata, ma anche in molti casi delegittimata, e dagli interessi economici costruiti nel tempo (Putnam, Schiavone, Salvadori, Romano).

          Il crescere della complessità nel rendere difficoltosa la relazione tra i suoi membri deve procedere in modo selettivo, fino a differenziarsi in sottosistemi e nell’automoltiplicarsi, nel ripetere se stesso si distingue dall’ambiente esterno (Luhman), si ha di fatto una stratificazione che conduce necessariamente alla gerarchizzazione delle diseguaglianze interne.

Interviene quindi una differenziazione funzionale all’interno del sistema in una lotta al prevalere, dove di fatto il rapporto graduale delle funzioni tra loro è regolato sommariamente con una conseguente maggiore flessibilità ma anche complessità, ben superiore alla semplice stratificazione, questi mutamenti di differenziazione e complessità muta anche il significato dell’ambiente in cui vive il singolo, dove la complessità crea nuove proprietà (Simon).

          Nel sistema Comunitario raffrontiamo realtà e culture differenti, le stesse disposizioni non solo hanno esiti diversi ma sono viste e sentite in forma diversa, possono creare scontri e ulteriori differenze, il tecnicismo è solo un inquadramento dai risultati non sempre previsti, le singole culture e gli occhi con cui si guardano i dati possono dare risultati diversi, l’attuazione di un principio è sempre qualcosa di soggettivo che può trasformarsi in un rigetto.

Lo stesso concetto di Comunità Europea è qualcosa di flessibile, che si vuole evolvere verso una Unione che non può essere una unità monolitica, la pressione verso una omogeneità può essere fonte di malumori e rigetti se intesa in termini autoritari e di sopraffazione, secondo la nostra storia millenaria, il termine U.E. derivando da quello di Comunità ha in sé una logica, l’essenza di qualcosa di più di un semplice “nome” che tuttavia risente della storia complessa del continente.

          Si deve considerare che il “nome” oltrepassa il semplice concetto essendo il centro di una logica che come tale esige una risposta, l’uomo è  esigenza di una libertà la quale deve interagire con la realtà del mondo e la problematicità dell’esistenza stessa, la creazione è per l’uomo il momento massimo di libertà che gli sia dato ma anche l’accettazione di una temporalizzazione con la rinuncia alle eterne possibilità.

L’esigenza di eternità riemerge con le istituzioni fonte di una riunificazione legislativa dove passato e futuro vengono riassorbiti nel presente, la libertà viene pertanto limitata dal solo esistere, ma rinasce dal rapporto volontà – scelta che ridefinisce la relazionalità e in questa coappartenenza vi è una dipendenza espressione di una libertà temporalizzata, è la possibilità della scelta e quindi della volontà che deve essere garantita (Rosenzweig).

          Quello che permane della libertà di scelta sono i suoi frutti, essendo la scelta un evento che produce altri eventi, ma la scelta coinvolge soprattutto nelle istituzioni gli altri, così che il fondamento del mondo è all’esterno di una semplice visione inclusiva, nella temporalizzazione storica dei fermenti alcuni vengono a perdersi nel tempo perché inattuali, in un possibile e probabile futuro riemergere.

Viene quindi meno la tentazione di una totalità unidimensionale del pensiero proprie di tutte le epoche, nella ricerca di una impossibile unità sistematica del mondo, il sistema non è una struttura architettonica statica bensì individualità in relazione, in un rapporto che da oggettivo diventa soggettivo quale cornice del sistema, si ha il mantenimento di un pluriverso nell’unità del sistema stesso (Rosenzweig, Baccarini), superando la rigida totalità unitaria hegeliana, ponendosi tra l’essere e il dover essere kantiano in una valutazione della intersoggettività che non sia la negazione della singolarità (Husserl). 

              

sabato 20 maggio 2023

L' U-E. nella transizione globale

 

L’ U.E. nella transizione globale

Sergio  Benedetto  Sabetta

 

               Nel pensiero unico dell’economia di mercato affermatosi con il crollo della Cortina di ferro, in cui non vi è la necessità di accordi, secondo l’insegnamento di Keynes, per evitare i “fallimenti” di mercato già verificatosi varie volte nella storia, il libero mercato diventa uno “stato di natura” di cui la governance democratica è una semplice sovrastruttura politica.

               Viene meno la necessità di trattati sistemici tra sfere di influenza, essendo i meccanismi dell’economia di mercato sufficienti a tenere insieme le singole nazioni, anzi a spingerle progressivamente verso modelli di governance democratici nella prospettiva di una ineluttabile prosperità comune.

               Una visione talmente radicata che nemmeno la grave crisi del 2008, richiamando la crisi del 1929 foriera degli sconvolgimenti degli anni trenta del ‘900, ha scalfito nonostante il suo allargarsi nel decennio successivo con gli attacchi speculativi e l’Italia nel 2011, fino a Portogallo e Irlanda (PIGS).

               La risposta dell’U. E. è la “politica dell’austerità” ispirata dalla Troika, intesa a stabilizzare l’Euro senza dovere coinvolgere di Stati dai conti pubblici privi di disavanzo, si evita così di condividere il debito, solo l’intervento massiccio della BCE di Draghi stabilizza il sistema Euro che altrimenti rischierebbe di essere travolto.

               L’interpretazione della crisi finanziaria come mero rischio redistributivo persiste per un decennio, fino alle crisi della pandemia e della guerra in Ucraina, quando viene varato per gli anni 2021-2027 il PNRR nel quale vie è una visione unitaria dell’economia europea  e del suo rilancio attraverso una condivisione unitaria del debito.

               A livello globale si assiste ad un cambiamento del modello concorrenziale dell’ultimo trentennio, con un rimpatrio in Occidente dei processi di produzione riguardanti le attività strategiche, quali i sistemi di difesa e sicurezza, mentre la Cina, visto il blocco sulla “via della seta”, cerca di sviluppare nuovi mercati in Asia e Africa.

               Se gli USA, possedendo un sicuro approvvigionamento a bassi costi di materie prime ed energia, puntano alle produzioni innovative e a costi contenuti, l’Europa viene a trovarsi priva di una visione geo-strategica da affiancarsi necessariamente a quella geo-economica, non avendo una sufficienza né energetica né sulle materie prime.

               L’attentato del 2001 alle Torri Gemelle equivale alle crisi del 2020 e 2022 che modificano  i paradigmi strategici ed economici in Europa,  già modificati implicitamente dall’allargamento ad Est tra il 2004 e il 2007 di cui premessa ne è stato il Trattato di Nizza anch’esso del 2001, ne è dimostrazione il “Trimarium” e la crescente importanza di Varsavia per gli USA nello scacchiere europeo (AA.VV., La Polonia Imperiale, Limes, 2/2023).

               Nel constatare che il libero mercato non assicura di per sé la democrazia viene meno l’illusione illuministica della pace universale, fondata sul calcolo razionale delle pure convenienze economiche, riemerge pertanto il “sovranismo razionalistico” quale interesse del particolare contrapposto all’universale.

               La crisi di questo triennio, 2020-2021, e la volontà in Europa di rilanciare l’economia sulla riconversione delle attività in green, viene a scontrarsi su problematiche che rischiano di trasformare la Next Generation EU in un catalogo di buone intenzioni.

               Si deve considerare che la Cina è passata da una riserva e capacità di produzione di “terre rare” dal 70% al 90% delle quote di mercato, es. i pannelli solari e le batterie elettriche, inoltre alla fine del 2021 ha provveduto alla statalizzazione di tutto il settore con la creazione del colosso “China Rare Earth Group” (Il Sole 24 Ore Plus 24 del 13/8/22 e il Corriere della Sera del 30/6/22: “ La Cina è la signora dei pannelli solari: all’Italia serve una filiera”).

               Attualmente la Cina ha il 67% di produzione di germanio e il 61% di silicio metallico, nonché il 79% del mercato dei pannelli solari, anche attraverso accordi economici e strategici con numerosi paesi forniti di disponibilità delle risorse minerarie e dei suoi bassi costi di produzione pianificati.

               Si passa, quindi, da una dipendenza del gas russo ad una dipendenza tecnologica dal colosso cinese, nella mancanza di una visione unitaria tra geo-economia e geo-strategia, dove nello sviluppare una economia sostenibile non si considerano i 17 minerali strategici necessari, né, è stato da più parti giustamente osservato, l’abbattimento dell’inquinamento non può concentrarsi solo in Europa, per il suo peso totale di circa il 9% in ambito mondiale, né troppo velocemente per non finire in una dipendenza strategica.

               Vi è inoltre una mancanza di chiarezza, cercando di sostituire il recupero della crescente energia elettrica necessaria con il ricorso al nucleare, o il voler applicare lo stesso modello in contesti diversi, basti pensare alle recenti problematiche edilizie sia in termini di costi che di qualità dei materiali (La droga Superbonus. Un’ overdose di edilizia da cui bisogna uscire, in La Repubblica 27/2/23), né si è fatta chiarezza, nel rapporto inquinante tra auto, navi e trasporto aereo, forse per salvare importanti settori economici.

               Le crisi degli ultimi tre anni hanno inoltre evidenziato l’abuso del debito pubblico e privato, circostanza che indebolisce ulteriormente il modello economico attuale.

               Il venir meno del sistema di Bretton Woods nel 1971 ha aperto le porte all’inventiva finanziaria ed alla conseguente speculazione, deresponsabilizzando gli Stati sulla propria moneta e sulla sua suo stabilità, venendo meno il rapporto tra economia e finanza, fino a raggiungere un ammontare ad oggi di 300 mila miliardi di dollari, pari al 360% del PIL mondiale.

               Questo ha favorito la “trappola della liquidità”, disincentivando gli investimenti a lungo termine e i conseguenti rischi, necessari negli investimenti sui cambiamenti attuali, ma anche ponendo una debolezza verso i Super Stati con surplus economico (Il fallimento del sistema finanziario mondiale, in La Guerra Grande, Limes, 7/2022).

 

mercoledì 10 maggio 2023

Sergio Benedetto Sabetta "Bellum Justum"

 



Sergio Benedetto Sabetta

 

               Gli avvenimenti di questi ultimi giorni  relativi alla guerra in Ucraina, con il mandato di cattura internazionale per crimini di guerra emesso dalla Corte Internazionale  dell’Aja, la reazione russa, con la raccolta a sua volta di dati relativi ai presunti crimini di guerra ucraini e la visita di Putin in Crimea e nei territori occupati, gli scontri negli USA, l’ulteriore accentramento di poteri in Cina, impongono una riflessione sul concetto di “bellum justum”, così come impostato nella seconda metà del ‘900.

               Già Carl Schmitt nel suo “concetto discriminatorio di guerra” poneva il problema del superamento dello “Jus publicum europaeum” che aveva per oltre due secoli governato i rapporti tra gli Stati europei dalla fine delle guerre di religione nel ‘600, limitando la violenza nel riconoscimento reciproco, nonostante lo stato di guerra.

               L’introduzione nel primo dopoguerra della dottrina etico-teologica della “guerra giusta” risultava nei fatti un regresso, trasformando il nemico in un pirata destinato ad essere annientato, magari dopo un processo in cui si dimostrava la sua giusta causa e violenza, il “bellum justum” come “justa causa”, sanzionata da una autorità superiore, che nella dottrina medievale poteva essere il Pontefice romano quale autorità giuridica superiore della Chiesa cattolica.

L’universalismo della Chiesa cattolica viene recuperato negli organismi internazionali, tra i due conflitti mondiali dalla Società delle Nazioni, mentre nel secondo dopoguerra dall’ONU di cui il Tribunale dell’Aja ne è il complemento operativo.

Questo schema per Schmitt è funzionale al nuovo universalismo USA in cui la mancanza di riconoscimento del nemico, che diventa per tale via “nemico pubblico”, ossia un “criminale” da perseguire, ne diventa uno dei pilastri.

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Naturalmente bisogna sempre distinguere tra un giudizio giuridico ed un giudizio storico, nel primo caso interviene il fattore della vittoria o della sconfitta che rende possibile ed operativo il giudizio, che acquista inoltre una valenza anche propagandistica nell’assimilare tutte le guerre ad una guerra civile.

Schmitt parla di una “teoria sistemica della collocazione dei concetti”, osserva infatti che “quando una certa questione viene trattata in un determinato punto del sistema del diritto internazionale, sono state già anticipate conclusioni determinanti. […] la forza persuasiva e la coerenza di una teoria giuridica internazionale, è determinata non solo dal contenuto di un’idea isolata, bensì sostanzialmente dalla collocazione di un concetto entro un sistema di concetti” (13, C. Schmitt, Il concetto discriminatorio di guerra, Laterza 2008).

Anche Grozio, sebbene parli di guerre giuste o ingiuste, riconosce essere la guerra qualcosa di diverso da un giudizio giuridico dove vi è la sanzione e la definizione di pirateria, rapina e omicidio, il definire secondo Lauterpacht il diritto internazionale come privo di lacune e, quindi, in grado di risolvere i conflitti mediante arbitrato, non può sostituire la guerra dove vengono a confluire interessi economici, visioni geo-strategiche e fattori culturali, non potendo dare luogo ad un common law internazionale gestito da una magistratura internazionale che si imponga all’insieme degli Stati.

D’altronde il concetto di “bellum justum” permette di intervenire nel conflitto, coprendo i propri interessi economici o politici, sotto le insegne sacramentali di un’autorità superiore che legittimi una nuova crociata laica, come più volte è avvenuto nelle guerre a cavallo del millennio, inoltre si introduce un elemento di lotta assoluta, dove vi è teoricamente l’impossibilità dell’accordo con la controparte dichiarata “criminale”.

Tuttavia anche ad un altro livello una volta iniziata una guerra, ossia nelle modalità della stessa, vi è l’ambiguità della valutazione dell’atto in funzione della vittoria, chi vince sarà giudicato dalla Storia, chi perde da un tribunale, estremizzando lo scontro nella difficoltà di un accordo, assumendo il giudizio l’ambiguità di un atto comunicativo bellico, di cui vari esempi si possono riscontrare dalla fine della guerra fredda ad oggi.

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Bibliografia

 

·        A. de Benoist, Terrorismo e “guerre giuste”. Sull’attualità di Carl Schmitt, Guida 2007;

·        P.P. Portinaro, La crisi dello Jus publicum europaeum. Saggio su Carl Schmitt, Edizione di Comunità, 1982;

·        G. Preterossi, Carl Schimitt e la tradizione moderna, Laterza, 1996;

·        D. Zolo, I signori della pace, Carocci 1998.

 

 

 

sabato 29 aprile 2023

La Guerra in Ucraina. Alla vigilia della battaglia decisiva?



 La mobilitazione parziale delle riserve Russe è stata decretata a seguito della controffensiva ucraina a Kharkiv e a Kerson; contemporaneamente sono stati annessi i territori occupati, garantiti a questo punto solo dalla minaccia del ricorso alle armi nucleari. I Russi hanno  lanciato una offensiva strategica contro le infrastrutture energetiche ucraine, mentre le forze di terra, soprattutto nel Donbass hanno aumentato la pressione contro le contrapposte forze ucraine, nel tentativo di elevare il livello di attrito e di fissare il maggior numero di truppe nemiche.  I Comandi russi si aspettano una iniziativa ucraina  a sud verso il Mar d'Azov, già preventiva  per i mesi invernali, ma che non si è verificata. Gli ucraini hanno condotto numerose ricognizioni in foze per tastare il dispositivo difensivo russo   probabilmente nella prospettiva della tanto annunciata offensiva di tarda primavera. 

 I settori attualemnte più attivi sono quello di Kupyansk -Kreminna e Bakhmut; Avdiivka - Marinka- Vuhledar; Zaporizhzhia.  

Una situazione di attesa, che fa dire a numerosi analisti che forse siamo alla vigilia della battaglia decisiva, anche se sono solo ipotesi basate sulle situazioni di settore.

(Fonte. RID, Rivista Italian Difesa. Ucraina. Il Punto di Situazione, Maggio 2023, n. 59. La Rivista è disponibile nella emeroteca del CESVAM)

(massimo Coltrinari)                    

giovedì 20 aprile 2023

Salvatore Domenico Vassapolli. I Servizi di Intelligence negli Stati UE.. Bibliografia

 


BIBLIOGRAFIA

 

AA. VV., La condivisione d'intelligence per finalità di prevenzione e contrasto del terrorismo internazionale nell'Unione Europea. Una cooperazione ulteriormente rafforzata è utile e possibile?, Roma, Centro Alti Studi per la Difesa, 2016.

Alexander L., La guerra della Intelligence. Intelligence artificiale contro intelligence umana, Torino, EDT, 2017.

Al-Zayyat M., The road to al-Qaeda: the story of bin Laden’s right.hand man, Londra, Pluto Press, 2004.

Arafat Y., “Address to the UN Generale Assembly”, in The israel-arab reader: a documentary history of the middle east conflict, New York, Bantam, 1974.

Attinà F., Il sistema politico globale, Bari, Laterza, 2003.

Baud J., La guerre asymétrique ou la défaite du vainqueur, Monaco, Du Rocher, 2003.

Beck U., La società del rischio, Roma, Carocci, 2000.

Birdsall A., “A monstrous failure of justice?, Guantanamo bay and national security challenges to fundamental human rights”, in International politics, 2010, vol. 47, n. 6.

Bobbio N., “La democrazia ed il potere invisibile”, in Rivista Italiana di Scienza Politica, Bologna, Il Mulino, 1971.

Bonci G., Le spade di Allah, Genova, Libero di scrivere, 2011.

Caligiuri M., Manuale di intelligence e Servizi segreti. Antologia per i principianti, politici e militari, civili e gente comune, Soveria Mannelli, Rubettino, 2019.

ID., Intelligence e Diritto. Il potere invisibile delle democrazie, Soveria Mannelli, Rubettino, 2021.

Canetti E., Massa e Potere Politico, Milano, Adelphi, 2015.

Cassese A., “The multi-faced criminal notion of terrorism in international law”, in Journal of International Criminal Justice, 2006, vol. 4, n. 5.

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lunedì 10 aprile 2023

Salvatore Domenico Vassapolli. I Servizi di Intelligence negli Stati UE.. La Germania

 


Germania

La Germania è una Repubblica Federale che riconosce ampi spazi di autonomia ai singoli Länder in materie di vitale importanza ordinamentale, tra cui appunto l’ordine pubblico, la sicurezza interna e la giustizia. Nondimeno, la preservazione della sicurezza dello Stato, così come quella delle singole unità federate, è affidata sostanzialmente a tre agenzie di intelligence federali che, con l’ausilio delle forze armate e di polizia, compartecipano alla gestione e neutralizzazione delle minacce alla stabilità del Paese[3].

Fanno parte dell’apparato di intelligence tedesco: i) il Servizio Federale di Intelligence (Bundesnachrichtendiest - BND) competente nella raccolta di informazioni all'estero; ii) l'Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz - BFV) avente il compito di raccogliere informazioni circa possibili minacce alla sicurezza interna della federazione; iii) nonché il Servizio Militare di Controspionaggio (Militärischer Abschirmdienst - MAD) dipendente dal Capo di Stato maggiore della Difesa.

Degno di menzione è anche lo Zentrale Stelle für Informationstechnik im Sicherheitsbereich (ZITiS), ovvero l’Ufficio Centrale per la Tecnologia dell’Informazione nel settore della sicurezza con competenza in materia di ciberspazio, crittografia, applicazioni ed istallazioni informatiche nonché nella protezione dei dati sensibili ai fini del funzionamento dello Stato. Il servizio, di recente costituzione, ha suscitato non poche polemiche tra gli addetti ai lavori proprio perché all’ampiezza dell’ambito operativo d’azione non farebbe da contraltare un’altrettanta chiarezza strutturale, dando così la stura al rischio di indebite intrusioni nella sfera privata dei cittadini ben oltre i casi ordinariamente previsti dalla legge.

Il BND è l’unico servizio segreto tedesco esterno con competenza sia sullo spionaggio civile che militare, dipendente direttamente dal cancelliere federale.  Con circa 300 sedi, tra quelle domestiche ed estere, tale servizio è considerato nel contesto occidentale secondo per efficienza soltanto alla CIA. Nonostante la spiccata vocazione alla prevenzione da possibili attacchi dall’estero, il BND svolge un ruolo di primo piano anche nella lotta al terrorismo internazionale, al crimine organizzato, al riciclaggio valutario nonché al traffico di droga, armi ed esseri umani.

Il BFV è un servizio interno di informazione, dipendente dal Ministero degli Interni, la cui mission istituzionale è la sorveglianza e la protezione dell'ordinamento democratico della Repubblica Federale attraverso una capillare attività di informazione preventiva e di controspionaggio, da condursi in stretta cooperazione con gli omologhi uffici dipendenti dai singoli Länder.

Data la struttura federale della Repubblica, la legge statale per la protezione della Costituzione del 1990, modificata con legge n. 2097 del 30 giugno 2017, pone su tale sistema multilivello un obbligo di cooperazione e condivisione delle informazioni raccolte: ogni ufficio, centrale o periferico che sia, è così chiamato ad inserire in un database nazionale condiviso i dati raccolti durante le proprie indagini, rimanendone tuttavia l’ufficio inseritore l’esclusivo responsabile in punto di modifica e cancellazione.

Nondimeno, solo gli uffici che compongono il network per la protezione della Costituzione possono richiedere informazioni tramite il sistema automatizzato, mentre potrebbe essere ancora più efficiente un suo utilizzo ampliato anche in favore delle altre agenzie di intelligence nazionali. Inoltre, nonostante le indubbie capacità tecniche dimostrate sul campo e l’ampiezza dei compiti affidati in materia, il BFV non ha il potere di richiedere alla Polizia Criminale Federale (BKA) l’avvio di quelle operazioni che, seppure funzionali ai propri obiettivi istituzionali, l’agenzia non sia autorizzata a compiere da sé.

Sebbene per oltre un cinquantennio dalla fine del Secondo conflitto mondiale, le principali minacce alla sicurezza dei confini nazionali siano state caratterizzate da un'impronta marcatamente politica, piuttosto che da una connotazione etnica o religiosa, dopo gli attentati condotti in territorio statunitense la Germania ha iniziato ad occuparsi con maggiore attenzione del fenomeno jihadista anche in relazione al fatto che diversi degli attentatori del 2001 si erano radicalizzati, od avevano completato il loro processo di adesione al jihad, proprio in territorio tedesco. Tanto che, poco dopo, esattamente nel dicembre del 2016, anche Berlino si è scoperta vulnerabile al terrorismo di matrice jihadista in occasione dell’attacco condotto presso il locale mercatino di Natale, allorché il cittadino tunisino Anis Amri uccise 12 persone, ferendone quasi 50, utilizzando come arma un camion che aveva precedente rubato[4].

Peraltro, oltre ai cosiddetti lupi solitari, che si radicalizzano autonomamente ed utilizzano strumenti di facile reperibilità per commettere attentati entro i confini nazionali, a destare preoccupazione sono anche i numerosi foreign fighters di ritorno che, partiti per partecipare alle ostilità in atto in Siria ed Iraq, potrebbero costituire una minaccia latente laddove facessero rientro in territorio tedesco.

Al fine di prevenire simili eventualità diviene fondamentale una stretta e fattiva cooperazione tra servizi di intelligence e forze di polizia, federali e statali, non solo nel contrasto al terrorismo jihadista, ma anche nel contrasto al terrorismo politico, che in Germania viene ancora avvertito come una minaccia vitale alla sicurezza della Repubblica federale[5].


venerdì 31 marzo 2023

Salvatore Domenico Vassapolli. I Servizi di Intelligence negli Stati UE.. La Spagna

 


Paese di illustre tradizione coloniale, posto al confine tra l’Europa e l’Africa, la Spagna ha da sempre avuto una vocazione transfrontaliera e multiculturale.

La fine della stagione imperialista, gli sconvolgimenti politici del Novecento e il trentennio franchista hanno prodotto una notevole instabilità interna e un diffuso senso di spaesamento sociale, parzialmente attenuato dall’adesione alla Nato nel 1982 e dalla successiva adesione alla Comunità Europea, che hanno comunque costituito l’occasione per un nuovo rilancio della cooperazione internazionale soprattutto in chiave politica, militare ed economica.

Le sfide del nuovo millennio non hanno esentato Madrid da un complessivo ripensamento della propria collocazione internazionale, anche in ragione delle sfide, dei rischi e delle possibilità esistenti all’orizzonte. Del resto, l’asse Baleari-Gibilterra-Canarie rimane tuttora un punto nevralgico del sistema di sicurezza del Paese. L’enclave di Ceuta, pur di indiscusso valore strategico, pone la Spagna quale avamposto dell’Unione Europea verso i rischi derivanti dal caos politico-sociale del Mediterraneo allargato in punto di immigrazione clandestina e terrorismo, come tragicamente dimostrato dall’attentato condotto alla metropolitana di Madrid l’11 marzo 2004.

Non stupisce, dunque, come i servizi di intelligence nazionali siano lo specchio di uno scenario così composito, la cui priorità rimane comunque la stabilità politica interna[1].

Nati nel periodo della dittatura franchista e completamente rivisitati all’indomani della sua caduta, i servizi di intelligence spagnoli sono stati oggetto di un’ulteriore riforma dopo gli attentati dell’11 Settembre 2001, nell’ambito di un più ampio ripensamento della strategia di difesa e sicurezza nazionale volta ad uno snellimento burocratico e ad un consolidamento delle regole democratiche.

In tale contesto, nel 2002, trovò i natali il Centro National de Inteligencia (CNI), formalmente dipendente dal dicastero della Difesa ma di fatto costituente un’entità a sé stante, chiamata a rendere conto dell’attività svolta unicamente al Primo Ministro spagnolo.

Il CNI assomma il ruolo di servizio preposto allo spionaggio e controspionaggio, interno ed estero, facendosi garante anche della funzione di coordinamento con le altre strutture informative del sistema di intelligence nazionale. In tal senso, il riferimento corre al Centro de Inteligencia de las Fuerzas Armadas (CIFAS), con competenza in materia di spionaggio militare, nonché al Centro Nacional de Coordinación Antiterrorista (CNCA), ovvero la struttura deputata in via sistematica all’antiterrorismo.

Dal momento che il personale del CNI è privo della qualifica di agente di polizia giudiziaria, ogni azione di contrasto al crimine di supporto nella lotta al terrorismo è per forza di cose devoluta ad appositi comparti della polizia nazionale (Comisaría General de Información - CGI) e della gendarmeria (Servicio de Información de la Guardia Civil - SIGC).

La matrice terroristica dei recenti attacchi condotti nel Vecchio Continente ha indotto la Spagna, analogamente ad altre realtà europee, a concentrare i propri sforzi principalmente per arginare il fenomeno dei lupi solitari, anche se il redivivo attivismo di alcune cellule dell’indipendentismo basco (ETA) suggerisce di non sottovalutare la minaccia posta da un possibile partenariato cointeressato delle stesse con esponenti del network del terrore, per creare quel clima di instabilità interna funzionale al raggiungimento dei rispettivi obiettivi criminali[2].



[2] A titolo esemplificativo, cfr. Santucci G., “Volevano lanciare un tir contro la Sagrada Familia”, in Corriere della Sera, 20 Agosto 2019.