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Blog di sviluppo per l'approfondimento della Geografia Politica ed Economica attraverso immagini, cartine, grafici e note. Atlante Geografico Statistico Capacità dello Stato. Parametrazione a 100 riferito agli Stati Europei. Spazio esterno del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro. (info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
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La
Russia è uno dei c.d. Stati transcontinentali poiché la sua superficie si
estende per un quarto in Europa e il restante in Asia, oltre ad essere il più
vasto Paese al mondo, e confina a SE-SO con Corea del Nord, Cina, Mongolia,
Kazakistan, Azerbaigian e Georgia, a SO-NO con Ucraina, Bielorussia, Polonia,
Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia e Norvegia. La Russia è bagnata a N dal
Mar Glaciale Artico, a E dai Mare di Bering, Mare di Ohotsk e Mare del Giappone
(Oceano Pacifico), a SO dai Mar Caspio, Mar d'Azov e Mar Nero, a NO dal Mar
Baltico. Il Paese ha una superficie totale di 17.125.300 kmq di cui le foreste
occupano 8.153.116 kmq.
Tenendo
conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione
attuale che caratterizza il Paese, si è analizzata la Russia secondo 4
parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito
elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti
classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese,
da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo
stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti
attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la
stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto
rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel
conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7)
“Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.
Esaminare
i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in
cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la
probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi
confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato
vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica
nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle
rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia
dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da
foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative
problematiche.
Dalle
analisi effettuate, la Russia non è più stata coinvolta in un conflitto aperto
serio e dichiarato con nessuno Stato estero, ma svolge operazioni militari in
vari teatri operativi in gran parte del mondo in ambito di contingenti
multilaterali o secondo accordi bilaterali, con funzioni di interposizione e di
sostegno alla stabilità istituzionale. Nei vari scenari di conflitto operano
anche forze di agenzie di sicurezza privare (con base principale in Russia),
presenti in Repubblica Centrafricana, Libia, e in altri teatri operativi. I
rapporti con i Paesi occidentali sono tese, con l'allargamento della NATO in
est-Europa e l'appoggio da parte di gruppi antigovernativi in regioni
periferiche russe, ciò fa temere per la propria sicurezza nazionale; con la
crisi in Ucraina, dal 2014 sono state applicate sanzioni internazionali verso
la Federazione per la preoccupazione sull'ampliamento della “sfera di
sicurezza” russa. Il Paese ha sviluppato sempre più stretti rapporti specialmente
con la Cina, primo partner commerciale. Le attività russe in corso in
territorio ucraino non intendono un conflitto ufficialmente ed apertamente
dichiarato, ma trattasi di operazioni militari speciali; l'Ucraina trovandosi
quindi a difendere i propri confini ha dichiarato “guerra” alla Federazione
Russa. La Corea del Nord attualmente non è in conflitto aperto con nessuno, ma
si verificano frequenti scontri al confine con la Corea del Sud tra i due
rispettivi eserciti. La Cina non è in guerra aperta con nessuno, ma ha scontri
con l'India per i territori del Kashmir-Labakh. Gli altri Paesi limitrofi non
sono attualmente in conflitto con altri Stati esteri, tranne l'Ucraina
ovviamente.
Si è
sviluppato quindi uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio
(quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato
(Sicurezza) su cui essi premono, per avere un quadro generico della situazione
del Paese in esame dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in
cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. È risultato uno scenario
di stabilità, in cui le Capacità dello Stato hanno delle debolezze indicanti
che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il
primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato,
il secondo invece come rafforzamento di esse.
In
conclusione, la Russia attualmente è in una condizione stabile in relazione a
situazioni conflittuali nell'area.
La NATO nasce dal Patto Atlantico, firmato a
Washington il 4 aprile 1949, ed entrato in vigore il 24 agosto dello
stesso anno. L'organizzazione ha sede a Bruxelles, in Belgio e i paesi
fondatori sono stati 12 mentre oggi la lista dei paesi membri ha invece
raggiunto quota 30:
|
BELGIO (1949) |
REGNO UNITO (1949) |
ESTONIA (2004) |
|
CANADA (1949) |
STATI UNITI (1949) |
LETTONIA (2004) |
|
DANIMARCA (1949) |
GRECIA (1952) |
LITUANIA (2004) |
|
FRANCIA (1949) |
TURCHIA (1952) |
ROMANIA (2004) |
|
ISLANDA (1949) |
GERMANIA (1955) |
SLOVACCHIA (2004) |
|
ITALIA (1949) |
SPAGNA (1982) |
SLOVENIA (2004) |
|
LUSSEMBURGO (1949) |
POLONIA (1999) |
ALBANIA (2009) |
|
NORVEGIA (1949) |
REPUBBLICA CECA (1999) |
CROAZIA (2009) |
|
PAESI BASSI (1949) |
UNGHERIA (1999) |
MONTENEGRO (2017) |
|
PORTOGALLO (1949) |
BULGARIA (2004) |
MACEDONIA DEL NORD (2020) |
periodico italiano.it
L'elenco è in continuo aggiornamento, poiché, come previsto dal regolamento
dell'organizzazione, può diventare
membro della NATO “qualsiasi altro Stato europeo in condizione di soddisfare i
principi di questo trattato e di contribuire alla sicurezza dell'area
nord-atlantica”; ma con solo due limiti generali:
·
Solo gli
Stati europei sono candidabili per l'ingresso
·
I
candidati devono essere approvati da tutti i membri attuali
La NATO si impegna a risolvere
pacificamente le controversie. In caso di fallimento degli sforzi diplomatici,
ha il potere militare di intraprendere operazioni di gestione delle
crisi in base alla clausola di difesa collettiva presente nell'Articolo 5
del Trattato di Washington o dietro mandato delle Nazioni Unite, da
soli o in collaborazione con altre organizzazioni internazionali.
L'articolo 5 del Trattato
di Washington stabilisce
che un attacco armato a uno dei paesi membri viene considerato un
attacco diretto contro tutte le parti dell'organizzazione. Ciò comporta, si
legge nell'articolo, che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse,
nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva,
riconosciuto dall'art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte
o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di
concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi
compreso l'uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza
nella regione dell'Atlantico settentrionale.
Durante
la Guerra Fredda, la NATO aveva una missione chiara e rigorosa contrastare e
sconfiggere il Patto di Varsavia[1]. Dopo la caduta del muro
di Berlino e il dissolvimento del nemico storico rappresentato dal Blocco
Orientale, la NATO ha perso il suo status difensivo, trasformandosi in un
partenariato di collaborazione militare tra gli aderenti e agendo secondo le
risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU relative a situazioni di crisi
di importanza globale.
Nel
corso della Guerra Fredda, la NATO non si è mai impegnata in operazioni
militari, ma negli anni '90 nel corso del conflitto jugoslavo e della
guerra in Kosovo l'alleanza ha imposto una no-fly zone, quindi ha schierato una
forza di mantenimento della pace e nel 1999 ha effettuato bombardamenti sulla Jugoslavia
dal termine dei quali guida una operazione di sostegno alla pace in Kossovo,
KFOR. L'intero processo ha messo allo scoperto le inadeguatezze della NATO
nell'affrontare una guerra calda. Negli anni 2000, la NATO dopo gli
attacchi dell'11 settembre è andata in prima linea combattendo in Afghanistan e
addestrando le forze afghane a partire dal 2003, contrastando la pirateria
nelle acque vicino alla Somalia e poi in un intervento militare che aveva lo
scopo di proteggere i civili in Libia ed è andato molto più lontano del suo
mandato approvato dalle Nazioni Unite nel rovesciare il tiranno Muammar
Gheddafi.
La
Nato ovviamente in questi 73 anni ha dovuto adattare la sua natura e i suoi
obiettivi ai numerosi cambiamenti nello scenario internazionale, dalla sua
nascita sotto diversi aspetti è molto
cambiata ma rimane un’alleanza
transatlantica dove il ruolo principale, la regia, rimane agli USA che però per decidere ha bisogno del consenso e
dell’appoggio della sponda europea. Nel corso degli anni il rapporto interno
all’Alleanza è molto cambiato, durante la Guerra fredda la Nato era più ridotta
nel numero dei suoi componenti ma maggiormente
coesa per una sorta di comune “sentimento atlantico”, questo permetteva che
anche in situazioni difficili si potessero raggiungere decisioni importanti e
delicate, partendo anche da punti di vista e interessi differenti.
Oggi
la Nato è aumentata nel numero dei suoi membri e questo “sentimento atlantico” è
in parte cambiato, perché come prevedibile, è più influenzato anche dai punti
di vista e dalle priorità dei singoli Paesi, è condizionato dalla presenza dei
nuovi membri dell’Alleanza e da alcuni elementi critici nuovi, oggi presenti.
La
NATO ha intensificato la propria presenza nei Balcani. Prima nel 2009, con
l’ingresso di Albania e Croazia,
poi nel 2017 con l’inclusione del Montenegro e nel 2020 con l’adesione
dalla Macedonia del Nord, l’alleanza si è garantita la presenza su tutti gli
sbocchi europei sul mar Mediterraneo. Da sottolineare che la Russia da sempre
considera i Balcani una propria naturale zona d’influenza ed attualmente questa
è limitata alla sola Serbia, dove la NATO rimane altamente impopolare per via
del ricordo vivo dei bombardamenti.
Sul
piano europeo è evidente che vi sono differenze tra i Paesi membri, da un lato vi sono i Paesi dell’est e i
Baltici, entrati nell’Alleanza più recentemente, che hanno come priorità il
contenimento russo e questo allargamento ad est ha provocato uno sgretolamento delle
relazioni USA-Russia.
Sul
versante meridionale la tendenza e’ dare priorità al tema del Mediterraneo che
è però un tema poco sentito dai Paesi del nord-est. Vi e’ poi, all’interno
dell’Alleanza, una questione aperta che riguarda il rapporto con un alleato
importante come la Turchia. La trasformazione del ruolo della Turchia
nell’Alleanza va di pari passo con la trasformazione impressa dal presidente
Recep Erdogan alla politica estera e di difesa del paese, l’intervento militare
diretto di Ankara nel conflitto siriano allo scopo di contrastare la presenza
curda lungo i suoi confini meridionali, che viene percepita come una minaccia
alla sicurezza nazionale, ha sollevato
timori di uno scontro con Washington, alleata invece delle forze curde nella
lotta allo Stato islamico. Vi e’ poi la contesa che la Turchia ha con la Grecia
reclamando un “diritto” di trivellazione in area di competenza greca e questo
e’ fonte di imbarazzo nella NATO.
Come
detto e’ inevitabile che esistano sia in ambito atlantico sia in ambito europeo
delle diffidenze reciproche, l’Unione europea può avere interessi prioritari e
propri su aree o tematiche che magari interessano meno alla Nato come ad
esempio all’Africa, un continente in “esplosione” con grandi problematiche che
ci riguardano molto da vicino e anche con grandi potenzialità, che per gli
europei è una necessaria priorità.
Dall’altro
lato dell’Atlantico invece, negli Stati Uniti, il tema dell’adesione alla Nato negli
ultimi anni è stato un tema dibattuto anche se oggi, sia in ambito militare sia
politico sembra essere chiaro che l’esistenza della Nato e il rapporto con gli
alleati è centrale anche per la sicurezza nazionale americana.
Ma
nonostante questa adesione alla Nato in molti ambienti militari e politici
americani, qualche elemento di dubbio ha riguardato, in alcuni casi,
l’atteggiamento da parte della precedente presidenza, da cui la Nato è stata
spesso inquadrata più come un costo e non sempre in termini positivi. Si e’
visto che Trump non credeva nelle alleanze e negli impegni presi nei trattati, aveva molti dubbi sui partner europei e che
la leadership americana significava che
gli Stati Uniti avrebbero fatto ciò che volevano con gli europei che si
sarebbero adattati. Trump aveva bollato l’Alleanza atlantica come una
struttura obsoleta, un relitto della Guerra Fredda che metteva i bastoni
tra le ruote al suo tentativo di arrivare a una distensione con la Russia di
Vladimir Putin, questo aveva messo in crisi quello che sembrava un asse
politico militare indistruttibile.
Dopo
lo stupore per gli attacchi del presidente americano le capitali europee hanno
tratto le proprie conclusioni. È stata soprattutto Parigi ad essersi mossa con
più decisione per guidare l’Unione europea verso una maggiore indipendenza in
materia di sicurezza e difesa. In una intervista all’Economist a novembre
2019 il Presidente francese Macron aveva detto con parole inequivocabili
“stiamo vivendo la morte cerebrale della NATO” con riferimento alla mancanza di
coordinamento tra Europa e Stati Uniti e all'azione aggressiva in Siria della
Turchia, un membro chiave dell'Alleanza Atlantica. "Non c'è alcun coordinamento del
processo decisionale strategico tra gli Stati Uniti e i suoi alleati",
aveva dichiarato Macron, "c'è un'azione aggressiva non coordinata da
parte di un altro alleato della Nato, la Turchia, in un'area in cui sono in
gioco i nostri interessi". In pratica si riferiva al l'intervento militare
turco contro le forze curde nel Nord in Siria, fortemente criticato da alcuni
membri Nato, ma reso possibile dal ritiro delle truppe Usa, ordinato dal
presidente Usa Donald Trump.
Ricordiamo che nel 1966 la
Francia cessò la sua partecipazione al comando militare integrato e questa
decisione si e’ prolungata quarantatré anni, anni nei quali la Francia non ha
però mai fatto mancare l’appoggio all’Alleanza, con la partecipazione diretta
alle operazioni militari, dalla Bosnia ed Erzegovina, al Kosovo,
all’Afghanistan. Solo nel 2009 , con il Presidente Sarkozy e’ rientrata a pieno titolo nel comando
integrato dell’Alleanza.
La presidenza Biden è stata
accolta inizialmente dai membri della NATO con un sospiro di sollievo nella
speranza di ricucire gli strappi che si erano accumulati in quattro anni di
presidenza di Donald Trump. Rimangono però fattori di tensione che riguardano
le recriminazioni USA per gli scarsi contributi europei alle spese
dell’alleanza, lo spostamento del focus americano verso il Pacifico e non
ultimo il desiderio e tentativo europeo di avere una politica estera e di
sicurezza sempre più autonoma dalle risorse di Washington.
Inoltre gli alleati europei si sono lamentati di
quella che vedevano come un'inconcepibile mancanza di consultazione anticipata
ovvero il recente ritiro caotico delle forze occidentali dall'Afghanistan, che
e’ stato da alcuni visto come la più grande debacle che la Nato abbia subito
dalla sua fondazione.
L’intervento russo in Ucraina ha in un certo
modo ricompattato l’Alleanza anche se rimane la questione dell’ulteriore
allargamento della NATO con il possibile ingresso di Finlandia e Svezia. In
realtà i due Stati scandinavi, pur formalmente estranei al blocco atlantico,
sono da tempo integrati nel blocco occidentale essendo entrambi membri dell’Unione
europea e partner della NATO.
Sembra quindi superata la
posizione francese di “morte cerebrale dell’alleanza” che ora ritiene non
valido l’aspetto competitivo tra difesa europea e Alleanza transatlantica e che
quest’ultima può essere rafforzata da una sovranità europea.
E’ inevitabile che sia in
ambito atlantico che in ambito europeo vi siano delle diffidenze reciproche ma
ora più che mai un forte pilastro europeo può solo essere un valore aggiunto
per la NATO. Il quadro della sicurezza europea sta cambiando rapidamente,
rimane prioritario assicurare la difesa dell’integrità’ territoriale anche in
considerazione dell’intervento della Russia con forze militari nei confronti di
uno stato sovrano come in Georgia nel 2008, in Crimea nel 2014 ed ora in
Ucraina. E’ il momento di pensare ad una comune politica estera e di difesa
europea.
La sfida principale per la
NATO del futuro e’ prendere atto che l’Alleanza non dipende dalle scelte strategiche
delle amministrazioni americane e non funge da strumento della politica estera
di Washington ma è dotata di una componente, quella europea, che concorre
all’esistenza dell’ombrello Nato. Il progetto di “difesa europea” deve essere
sviluppato in tempi brevi con una linea politica chiara, condivisa ed unitaria
che potrebbe portare, in futuro ad una divisione dei compiti tra UE e NATO.
[1]
Nel
1955, l’URSS e gli altri stati socialisti del cosiddetto “blocco orientale”
sottoscrissero il Patto di Varsavia,
un’alleanza militare che aveva a sua volta lo scopo di fare da deterrente, dopo
l’ingresso della Germania Ovest nella NATO
La guerra in Ucraina ha riproposto in maniera drammatica il tema delle vittime civili della guerra. Una categoria che non ha protezioni e che spesso non ha prospettive di soluzione alle proprie avversità. La sensibilizzazione della opinione pubblica a livello europeo è fondamentale per lenire le sofferenze di persone che sono solo degli innocenti.
Nota Redazionale
Il numero 4 del 2021, come noto, è stato un numero speciale per il centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto (1921-2021), con distribuzione straordinaria su tutto il territorio nazionale. A pag. 97di quel QUADERNO vi era il comunicato per le Scuole che indicava le modalità per la partecipazione al progetto “Storia in Laboratorio”, in cui tra l’altro, si indicavano i modi e i termini per la pubblicazione eventuale di elaborati scritti da parte degli studenti in merito alla tematica proposta. In questo numero pubblichiamo le risultanze di alcune scuole che hanno inviato materiali.
Il numero, inoltre, è tutto dedicato alla data centenaria del Milite Ignoto, nel solco della ricorrenza; pubblica anche un contributo di carattere nazionale, riguardante lo studio e la presentazione della storia della Bandiera nazionale Questo contributo è proceduto da una riflessione di Giancarlo Ramaccia sul Valore Militare ed il Milite Ignoto ed introdotto da una Poesia dedicata al Milite Ignoto di Beatrice Harrach.
A seguire Elisa Bonacini ci partecipa di una iniziativa presa in occasione della data centenaria a Latina, Stefano Mangiavacchi pubblica un articolo iconografico del passaggio del Treno del Milite Ignoto ad Arezzo e in vari comuni della sua provincia ed Alberto Vido della mostra organizzata a Sondrio sempre dedicata al Milite Ignoto.
Infine in Copertina è riprodotta la medaglia coniata dall’Istituto del Nastro Azzurro in occasione di questo citato centenario.
(massimo coltrinari)
Da Newsletter di Economics and Peace maggio 2022
SPECIAL EDITION: UKRAINE Bosnian-Serb leader tells EU Bosnia cannot join sanctions against Russia. Milorad Dodik told the European Council President that Bosnia should maintain neutrality, and refrain from joining the EU sanctions against Russia over its invasion of Ukraine. Russia is likely facing unmanned aerial vehicles shortage. The UK’s Ministry of Defence said that Russia is likely experiencing a shortage of reconnaissance UAVs, which it uses to identify targets to be attacked by air or land. YouTube removes more than 9,000 channels relating to Ukraine war. Platform takes ‘unprecedented action’ to address mass content guideline violations since the invasion of Ukraine. |
Finlandia e Svezia hanno appreso che la neutralità è la premessa alla sottomissione. Come il Belgio nel 194 e nel 1940, la Norvegia e la Danimarca nel 1940, davanti a dittatura la neutralità è un pretesto. Solo lo schieramento di equivalenti armamenti in un contesto di sicurezza nazionale. L'occidente ha compreso questo, davanti ad un mondo slavo che fa risorgere e rivivere fantasmi di un epoca che si credeva passata.
La Newsletter dell'Istitute for Economic & Peace del 26 aprile 2022 riporta quanto segue
Info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org per ulteriori dati sull'Istituto del Nastro azzurro ed i suo CESVAM www.istitutodelnastroazzurro.org www.valoremilitare.blogspot.com |
SOMMARIO
Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,
20° della Rivista “Quaderni”
www.istitutodelnastroazzurro.it
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
www.cesvam.org
CESVAM
REPORT. SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021
1.
INTRODUZIONE
La necessità di un Report.
2.
STRUTTURA
DEL CESVAM
a.
Istituto
del Nastro Azzurro Ente Morale
Statuto;
Regolamento
b.
Lo
Statuto del CESVAM
c.
Il
Regolamento del CESVAM
d.
Il
Verbale costitutivo del CESVAM del
Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro
3.
ATTIVITA’
DEL CESVAM
Editoria
a.
La
Emeroteca del CESVAM
b.
L’Archivio-Biblioteca
del CESVAM
c.
I
Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione
Ricerca
d.
Le
attività in essere.
e.
La
Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”
f.
I
“Quaderni On Line”
g.
I
Blog di carattere storico, estensione di ricerca
h.
I
Blog di carattere geografico, estensione di ricerca
i.
I
Blog di carattere associativo e divulgativo
j.
I
CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni
k.
I
Libri della Collana del Nastro Azzurro”
Didattica
l.
L’Attività
didattica per Master di 1° e 2° Livello
m. L’Attività
didattica per Corsi di Formazione
Divulgazione
n.
Il
Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione
o.
La
Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi
p.
I
Convegni e le Conferenze
q.
Gli
“Incontri con l’Autore”
r. Collaborazione con
Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto
4.
CONCLUSIONE
.
Lineamenti per il futuro
5.
IL
PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO
Nota redazionale:
Questo numero della Rivista
“QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la
tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in
cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo
spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel
Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la
Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3°
della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva
attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con
l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un
ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del
Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa
articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si
vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi
ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni
futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.
(massimo
coltrinari)
I di Copertina: Lo stemma del CESVAM
Info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
Il presente numero può essere
richiesto gratuitamente in formato digitale. Su carta (fino ad esaurimento copie ed addebito spese postali) previo
versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro 10 a copia a colori da versare su conto
corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza Madonna
di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.